Storie brevi

Parte IV: Il gigante dalle quattro facce

Il mago aspettava fuori dalla caverna, rannicchiato nel suo nascondiglio tra i cespugli quando il topo Guillaume tornó come pattuito prima che facesse buio.

“Allora” lo accolse il mago “quali notizie sul gigante a quattro facce?”

Il topo raccontó al mago di come il suo incantesimo avesse fatto venire un gran mal di testa al gigante, ma che adesso sembrava ragionare con quattro personalitá distinte. “È come se ci fossero quattro fratelli dentro un unico corpo” disse il topo.

Il mago si era alzato e passeggiava in tondo dalla concentrazione.

“Mmh il mio incantesimo improvvisato voleva proprio questo: durante il mio incontro col gigante avevo capito che le sue quattro facce erano in realtà distinte personalità ma unite in un caos che lo rendeva aggressivo e violento. Ma non potevo immaginare, aggiunse, che il mio incantesimo avrebbe diviso i sentimenti ma non la mente. Perciò adesso il gigante soffre per la confusione di provare a controllare quattro distinte personalità con una mente sola…”

“C’è dell’altro” squittí il topo Guillaume, evitando lo sguardo del mago.

“Cosa?” chiese questi.

“I-Io gli ho parlato” disse il topo tutto d’un fiato.

“Tu cosa?!”

“Gli ho parlato! Non è un cattivo gigante, solo molto solo e maleducato. Non si ricorda da dove viene né chi fossero i suoi genitori. Non ha mai conosciuto altro che solitudine e paura dagli esseri umani che lo hanno sempre attaccato”

“Oh per favore! Solo e maleducato? È un mostro!”

“Un mostro che a causa tua ha danneggiato le mura della mia cittá, e che potrebbe essere l’unico ad avere la forza di ripararle!” disse il topo, puntando una zampetta contro il mago.

Questi abbassó gli occhi colpevole “Ovviamente non avevo intenzione di far distruggere le mura della cittá” disse.

“Giá ma ora per colpa tua la mia cittá è vulnerabile agli attacchi nemici!” disse Guillaume, incrociando le braccia.

“Che cosa proponi di fare dunque, Guillaume il topo?” chiese il mago.

“Di al gigante che se acconsente a riparare le mura della cittá, tu gli toglierai il mal di testa e lui non andrá a dire a tutti che è stato per via del tuo incantesimo inpovato…”

“Improvvisato” lo corresse il mago.

“…quello che è! lui non ti denuncerà e il tuo orgoglio di mago sará salvo” concluse il topo.

*

Quel giorno stesso, gli abitanti della cittá sul fiume si erano dedicati alacremente a raccogliere le pietre cadute dalla breccia fatta dal gigante: la gilda dei muratori aveva messo tutte le pietre ancora buone in un angolo e quelle spezzate le avevano frantumate per farci la nuova malta per il muro. Nel frattempo la gilda degli architetti aveva predisposto la messa a punto di un’impalcatura per il nuovo muro e ordinato ai boscaioli di tagliare la legna per fabbricarla.

Nonostante la cittá lavorasse piú velocemente che poteva, le cittá rivali avevano ricevuto subito notizia e gioivano, meditando di attaccare la cittá giá indebolita dal gigante.

Al calar della notte, gli abitanti della cittá si ritirarono nelle loro case, esausti e scoraggiati, temendo un nuovo attacco dal gigante o da uno dei loro nemici.

Puntuale come sempre, i passi del gigante si udirono a distanza, mentre si avvicinava al fiume e alle mura della cittá. Questa volta peró il gigante non distrusse né saccheggió, ma si mise all’opera per riparare il danno fatto la notte precedente.

Mentre il gigante portava i mattoni da dove gli operai li avevano lasciati fino alla breccia, il mago mescolava la malta e la stendeva grazie ai suoi poteri magici, mentre il piccolo topo, seduto sulla spalla del gigante, supervisionava i lavori.

Alcune guardie del palazzo signorile, videro la scena dai camminamenti del palazzo e chiamarono i servi e altri abitanti del palazzo: perfino il signore della cittá uscí a vedere cosa stava succedendo.

Piano piano, la voce si sparse dal palazzo alle case vicine, fino al centro cittá e ben presto tutte le finestre erano aperte, le candele e le lampade brillavano nella notte per illuminare il lavoro del gigante a quattro facce. La gente lo guardava, all’inizio impaurita e incredula, poi quando capirono che il mostro li stava aiutando, cominciarono a levarsi grida di ringraziamento.

All’alba la breccia nelle mura era stata completamente riparata e il gigante vide che la gente della cittá usciva per guardarlo meglio e per ringraziarlo.

Il signore della cittá arrivó in pompa magna, accompagnato dalla sua corte e disse: “Gigante, perché ci hai aiutato dopo averci creato danno per tanto tempo?”

Il gigante stava per rispondere, quando il mago intervenne per lui.

“Signore, abitanti della cittá: questo gigante vi ha recato danno è vero, ma d’ora in poi, se lo vorrete sará il vostro campione e vi difenderá dai nemici che arrivano dal fiume. In cambio chiede solo che lo sfamiate e che lo lasciate in pace” disse il mago.

“Se non ci attaccherá piú e ci difenderá quando avremo bisogno, allora saremo felici di sostentarlo” rispose il signore della cittá.

La folla radunata davanti al gigante esultó. In quel momento, sopra la spalla del gigante il topo sparí: al suo posto apparve il giovane Guillaume, guardiano di animali, sorridente. Il gigante si accorse della trasformazione e prendendo il ragazzo con delicatezza, lo depose a terra. Dalla folla, uscí correndo una donna con una cuffia e le gote rubizze, la madre di Guillaume, che lo abbracció forte tra le ovazioni dei cittadini.

“Ma quando avete pronunciato l’incantesimo che mi ha liberato?” chiese il giovane al mago.

Questi lo guardó divertito “Non ho dovuto farlo: era un incantesimo a tempo, cosí ti saresti ritrasformato in uomo senza il mio intervento”

Il ragazzo lo guardó stupito.

“Pensavi forse che ti avrei lasciato topo per sempre ragazzo?” aggiunse il mago.

In quel momento, il gigante si schiarí la gola, attirando l’attenzione di tutti.

“Vi siamo grati per la proposta”

“Ma noi vorremmo partire alla ricerca delle nostre origini”

“Adesso che non abbiamo piú mal di testa e che possiamo pensare chiaramente, vorremmo trovare da dove proveniamo”

“Proponiamo che il mago resti al nostro posto come difensore della cittá”

Dissero educatamente le facce del gigante.

Il mago fu molto sorpreso dalla reazione del gigante. Non si aspettava un tale cambiamento: dopo che aveva incontrato il gigante e gli aveva fatto promettere di non attaccare piú la cittá, aveva tirato fuori dalle sue tasche il suo libro degli incantesimi, quelli la cui efficacia era provata contro ogni dubbio, e aveva rimediato alle sofferenze che il suo precedente incantesimo avevano provocato nel gigante. Non appena questi aveva potuto pensare lucidamente, le sue quattro personalitá erano tornate ad andare d’accordo e si erano dimostrate alquanto grate al mago.

“Se non fossi intervenuto con il tuo incantesimo non avremmo mai ricordato di non ricordare”

“Sapere di non sapere è l’inizio del sapere”

“Eravamo caos, ma ora siamo armonia”

“Grazie mago”

Avevano detto le facce del gigante.

“Sono molto curioso di conoscere la tua storia gigante. Se volessi un giorno tornare qui, potresti raccontarmela?” chiese il mago, dopo aver accettato il passaggio del testimone offerto dal gigante.

“Aspetta gigante!” disse Guillaume, facendosi avanti.

“Avrai bisogno di un aiutante per la tua impresa, uno che ti aiuti a fare da tramite con gli umani, cosí che si fidino di te e che non scappino né ti attacchino quando ti vedono” Disse il giovane.

“Devi solo promettermi una cosa: che non tenterai piú di mangiarmi!” aggiunse.

Il gigante scoppió a ridere e Guillaume lo imitó.

Cosí tutti avevano trovato il loro nuovo posto: il mago era diventato il consigliere di corte e protettore della cittá, mentre il giovane Guillaume e il suo nuovo amico gigante partirono a bordo di una nave per andare alla scoperta del mondo e delle origini misteriose del gigante dalle quattro facce.

I due avventurieri, non fecero mai piú ritorno alla cittá sul fiume, ma il mago si teneva sempre informato sulle loro avventure, grazie alle informazioni che i viaggiatori e mercanti portavano da tutto il mondo. Il gigante e il giovane si fecero conoscere in molti posti per le loro gesta coraggiose, accrescendo la loro saggezza e scaltrezza in ogni nuova avventura che affrontavano.

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