Diari

XIIX: Conoscenze…intime

Oh poveri noi dove vuoi andare a parare oggi?? Irene senti: io ti voglio bene ma Facebook ha giá deciso che qualcosa non va nella tua pagina, ora ti metti anche a scrivere titoli imbarazzanti?

Vorrá dire che Facebook sará giustificato.

Ma non è vero! Non farti questa cattiva pubblicitá solo perché ti piace scrivere spiritosaggini!

Coscienza, la storia di oggi peró è davvero buffa! Vedrai che mi darai ragione alla fine.

Spero solo che non ti chiudano la pagina!

Va bene. Intanto oggi c’è un pianista pazzo sopra di noi, sentito?

Sto cercando di non pensarci…Povera Céline Dion…

Veniamo alla storia di oggi: la prima settimana che sono arrivata a Shanghai è stata una delle piú avventurose e divertenti che ho passato in Cina. Prima di tutto perché era la prima volta che andavo a studiare e vivere in un campus, in un paese straniero in cui pochissime persone parlano inglese e in cui ambiente e abitudini sono molto diverse da quelle a cui ero abituata. Quindi è stata la fantastica settimana del “stettle in”, o del mettersi a proprio agio, se di agio si puó parlare.

L’unica persona che conoscevo era la mia compagnia di stanza: una ragazza olandese solare e spontanea, che mi ha accolta come una sorella e con la quale ho passato tante avventure della nostra esperienza cinese.

Immaginate che sono arrivata di sera, dopo un viaggio di 10/12 ore di aereo, ero senza internet ovviamente e il pullman che ha portato me e altri studenti arrivati da altri paesi, ma stesso aeroporto, ci ha scaricati direttamente dentro il campus. Fortuna che c’era la mia compagna ad aspettarmi e presto saremo diventate amiche.

Il giorno dopo, sotto un sole caldo e umido d’inizio primavera a Shanghai, ho scoperto quanto era grande il nostro campus: due dormitori per studenti stranieri, palazzoni di 15 piani, tre dormitori per studenti cinesi. Tre mense piú una che serviva cibo Halal. Un campetto da calcio e uno da tennis dove gli studenti potevano andare a fare sport…

O a gareggiare alle olimpiadi di cinese.

Esatto! Gli edifici scolastici, una decina, non li ho contati. Il tutto chiuso da un muro che ci separava dalla cittá nella quale comunque eravamo immersi: strade sopraelevate, grattaceli con balconi piccolissimi e centinaia di ventole di sistemi di aria condizionata esposti all’esterno, motorini pirata che passavano spesso e volentieri anche sui marciapiedi e i taxi che sfrecciavano perennemente nel traffico di Shanghai.

Fin qui a posto, ma allora il titolo cosa c’entra?

Se la mia coinquilina e amica è stata la persona con cui ho passato il primo giorno di arrivo in Cina, Dicchi è stato il primo amico Coreano che abbiamo conosciuto.

Oh nooooooo!

Siii! Me ne sono ricordata guardando le foto qualche giorno fa, quando Facebook mi ha ricordato che sei anni fa partivo per questa avventura. Si faceva chiamare Dicchi da noi perché il suo nome poteva risultare difficile da pronunciare: io mi divertivo a chiamarlo col suo nome vero per vedere la sua faccia sorpresa. Diceva sempre che sembravo sua madre che lo chiama per rimproverargli qualcosa.

Povero Dicchi.

Il povero Dicchi lo abbiamo conosciuto in un modo del tutto inaspettato e un pochino imbarazzante, se non fosse stato esilarante: la mia amica ed io eravamo andate a fare spese per la nostra camera nel piú grande centro commerciale che avessi mai visto in vita mia e non sarebbe stato il primo, né il piú grande! Avevamo bisogno di un po’ tutto quello che la nostra camera cinese spoglia non ci offriva: mancavano lenzuola (a parte quelle provenienti da chissá dove giá presenti sul letto), asciugamani, asciuga capelli, saponi e shampoo vari…

Eccoci.

Insomma in questo supermercato enorme dentro la pancia di un mostro biblico quale sembrava il centro commerciale, ci trovammo davanti ad un intero scaffale dedicato ai detergenti per igiene intima. Essendo lo spirito fanciullesco che era la mia amica, si fermó a constatare con fare divertito quanti detergenti intimi diversi esistessero al mondo. Io rimanevo un po’ distante, cercando di farle capire che potevamo anche andarcene visto che c’era un’altra persona davanti a quello scaffale e che magari voleva scegliere in pace il suo detergente intimo. Quella persona era Dicchi, anche lui con aria imbarazzata e dinoccolata davanti alla troppa varietá di etichette e colori e due ragazze straniere che se la ridevano dell’igiene intima.

Ripeto: povero Dicchi.

A quel punto peró succede una cosa che né io né Dicchi ci saremmo aspettati: la mia amica si rivolge a lui in perfetto coreano! Cosí abbiamo scoperto che anche lui era studente di cinese alla nostra universitá e il suo inglese non era poi male, quasi quanto il coreano della mia amica. Abbiamo finito per fare amicizia e tornare tutti insieme al campus. Da allora Dicchi si è unito alle nostre avventure, portando poi sue conoscenze e ben presto il nostro gruppo di “sfollati” si è ingrandito e ci siamo tenuti compagnia durante il soggiorno al campus.

Che bei tempi…

Visto che il titolo era legittimo?

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...