Diari

XIV: Le introduzioni che contano

Ehi me che parla inglese, ti ricordi di quando eravamo all’universitá in Olanda?

How could I forget? I come from there…

Andare in universitá all’estero é stata una delle cose piú belle che abbia realizzato fino ad ora! Ricordo che dopo tutta l’eccitazione iniziale di trasferirmi all’estero, nuova casa, nuovo ambiente, le settimane che hanno preceduto l’inizio delle lezioni mi sono rifiutata di parlare inglese. Avevo come un blocco, o forse era solo nostalgia di casa, fatto sta che provavo difficoltá a parlare inglese, nonostante fossi giá bravina.

Well according to your own studies, might have been cultural shock.

E le biciclette olandesi…

…Oh boy! Those were really something in the beginning!

Per gli olandesi andare in bicicletta è piú facile che parlare l’olandese (spesso i miei compagni di universitá scherzavano sul fatto che la loro lingua è cosí complicata da essere difficile anche per loro stessi): le biciclette olandesi sono alte, come loro, robuste, come loro, e con i freni a pedali! Traumatico per chi è abituato da sempre ad avere i freni sul manubrio. Ricordo che quando uscivo a fare spesa in bicicletta pregavo ardentemente di non dover frenare, che non ci fosse nessun ostacolo davanti a me perché in quel caso il mio cervello andava in tilt! In piú essendo altezza hobbit non era proprio facile scendere e risalire in modo dinamico dalla bicicletta.

That was so annoying!

Andare in bicicletta?

That and the fact that you didn’t want to talk in English! You are so weird…

C’é di peggio dai, non essere cosí severa. Insomma, un giorno che andavo in giro in bicicletta con la mia goffaggine da novellina, attraverso una strada sulla pista ciclabile e vedo che in discesa verso di me, arriva una bella signora olandese, anche lei in bicicletta. Io mi faccio prendere dal panico: pista ciclabile stretta, un cartello stradale da un lato e la signora dall’altro e io non sapevo ancora frenare! Insomma abbiamo cozzato con le ruote a bassa velocitá, nulla di grave, ma la signora si è arrabbiata, sicuramente insultandomi in olandese e poi se n’è andata.

The good thing about not knowing a language is that insults can just brush over you.

La storia delle biciclette non finisce qui peró! Qualche giorno dopo, a furia di pedalare ero finalmente abbastanza sicura per andare in universitá con la mia bici: l’universitá era dall’altra parte rispetto a dove abitavo al tempo, un buon 30 minuti di bicicletta, costeggiando il grande canale che porta verso il porto di Rotterdam, bello ma estremamente ventoso. Costantemente ventoso.

Yes, I remember you hated the windy weather of Rotterdam.

Odio profondo! In ogni caso, il giorno che dovevamo andare proprio in gita al porto con la mia classe, avevo programmato di uscire di casa e prendere la mia bicicletta ma…la bicicletta non era piú al suo posto, assicurata alla ringhiera sotto casa. Mi avevano rubato la bicicletta (nuova tra l’altro)! Ricordo di aver dovuto prendere il tram per la prima volta in quella meravigliosa cittá che per i quattro anni successivi sarebbe diventata casa mia.

…ma che cosa c’entra tutto questo con il titolo??

Coscienza ciao! Sei tornata! Dove ti eri nascosta?

Ero in vacanza.

In vacanza?? Ma come?

Quando si avvicina il tuo compleanno io vado sempre in vacanza, altrimenti mi tocca stare a sentire tutta una serie di domande esistenziali ed elucubrazioni mentali sui traguardi della vita, il senso del tempo che passa, il fatto che forse sarebbe il caso che ti mettessi a dieta o comunque ad andare in palestra…

…ti ricordo che le palestre sono chiuse.

Moreover, thinking about life is never a waste of time!

Oh guarda chi c’é! La bambolina inglese, che carina che sei.

Don’t you make fun of me!

Guarda che non c’é bisogno di scaldarsi, che dentro a questa testa si sta giá strettini…anzi perché non torni da dove sei venuta?

Fine! There is barely space to breath in here, let alone arguing with a cynic like you. But I would like to know the end of this story.

Buone voi! Il punto della storia coscienza è che la mia introduzione alla vita in Olanda, e dopo alla vita universitaria è stata abbastanza traumatica: ambiente freddo e ventoso, dover parlare una lingua diversa dalla mia, non trovare semplici cose familiari al supermercato (quanto mi mancavano le gocciole…). Eppure l’universitá mi era sembrata saltare fuori da una serie TV, con i suoi edifici con grandi vetrate, una biblioteca, corridoi pieni di computer con accesso libero per noi studenti. I miei compagni erano impacciati quanto me nell’inglese, alcuni simpatici, altri meno, come i professori…insomma eravamo tutti esseri umani nella stessa barca. E poi il tempo non era poi cosí male una volta fatta l’abitudine al vento perenne, anzi, quei rari giorni di sole tiepido si facevano apprezzare ancora di piú. D’introduzioni che contano nella vita ce ne sono tante e per me una di queste è stata la mia introduzione ad una nuova vita ed è stata difficile ma la rifarei!

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