Storie brevi

Parte II: Il secchio magico

Tornata a casa, la cuoca le disse di recarsi dal macellaio per prendere il sangue per fare il piatto tipico della festa della Cometa Rossa: polenta di sangue. Michela ne aveva sentito parlare e ne era disgustata, come potevano gli adulti mangiare quella roba…lei lo avrebbe evitato. Mentre la cuoca si distraeva nelle sue faccende, la bambina vide la brocca di vino che aveva portato nel suo secchio e si chiese se il secchio avrebbe retto il vino, visto che non voleva l’acqua del pozzo. Facendo attenzione a reggere la grossa brocca di vetro, provó a versare un pochino di vino nel secchio; fu come se il secchio fosse fatto d’aria, il vino finí sul pavimento. Svelta, la bambina posó la brocca sul tavolo e coprí con la paglia di cui era coperta la cucina il punto in cui era finito il vino rosso.

“Ancora qui? Forza forza! Dal macellaio” fece la cuoca con un gesto come a volerla scacciare dalla cucina. La bambina si avvió fuori di casa, e arrivata dal macellaio si rese conto di aver portato con sé solo il secchio di legno che non reggeva piú né acqua né vino. Preoccupata, entró nella bottega del macellaio, dove l’odore della carne e del sangue la investirono come un vento ferroso e nauseabondo. Chiese al commesso di riempire il suo secchio con il sangue per la polenta tradizionale; il commesso sollevo un sopracciglio in direzione del vecchio secchio, perplesso, ma decise di accontentare la bambina, aveva molto lavoro da fare.

Con stupore e solievo, Michela scoprí che il secchio, come aveva fatto prima, conteneva perfettamente il sangue denso e vermiglio, senza lasciar cadere neanche una goccia. “Ti chiederá un prezzo sempre piú grande…” le sembró di ricordare la vecchia strega dall’altra parte del fiume. Quelle parole misteriose le ronzarono in testa finché non rientró in casa e dovette lasciare il secchio in cucina e andarsi a preparare per la festa.

Sua madre le aveva preparato e aggiustato il vestito che era stato di sua nonna quando anche lei aveva partecipato alla festa della Cometa Rossa. Un vestito di lino rosso e pizzo bianco ricamato dalla sua bis-nonna; un cappellino a punta di velluto rosso e un paio di calzari anch’essi rossi. La bambina si sentiva come una principessa.

Quando il sole caló sulla cittá di mattoni rossi, i festeggiamenti illuminarono le strade e le case di mille luci colorare e musiche, e profumi e saltimbanchi. Nel quartiere dove abitava la famiglia di Michela, furono allestiti dei lunghi tavoli di legno, tutti portarono panche e sedie e condivisero vino e cibo con i vicini, anche quelli con cui, fino a pochi giorni prima, avevano litigato. Il passaggio della Cometa Rossa non si sarebbe ripetuto fino ad altri cento anni, quindi gli screzi e i dissapori venivano accantonati per una sera, nella speranza di una vita piena di fortuna ispirata dalla luce della cometa.

Michela festeggió mangiando e giocando con i suoi amici; correvano tra i tavoli e giocavano ad acchiapparella o nascondino, con la complicitá degli adulti che allegri di vino rosso, si dimostravano piú giocosi del solito con i propri figli e nipoti. I festeggiamenti si prolungarono fino a tardi per aspettare il passaggio della cometa. La bambina intanto aveva mostrato il secchio ai suoi amici, raccontando di come lo avesse sottratto as una strega cattiva e di come fosse magico: il suo secchio non poteva contenere due volte lo stesso liquido, ma doveva sempre essere riempito con qualcosa di valore superiore a quello precedente, altrimenti si sarebbe rifiutato di contenerlo.

“Provalo!” gli dissero i suoi amici.

Michela corse in casa e tornó col secchio magico. Mostró agli altri come il secchio non volesse contenere né vino né acqua dopo che li aveva trasportati quella mattina. Non ancora convinti, gli disse che l’ultima cosa che aveva riempito il secchio era il sangue per la polenta di quella sera. Allora i bambini vollero provare a mettere della polenta di sangue; di sangue fresco non ne avevano piú e comunque il sugo usato per la polenta conteneva comunque il sangue. Provarono con una cucchiaiata di polenta: il misto di polenta e sugo passarono attraverso il secchio come se fosse senza fondo.

“Ve lo avevo detto! Adesso non puó contenere piú neanche il sangue” disse Michela.

“Ma a che cosa serve un secchio che non puó trasportare la stessa cosa due volte? É stupido!” disse uno dei bambini.

“No non lo é! Perché puó aiutarti a catturare le cose piú preziose!” disse Michela facendosi rossa in viso. In realtá anche lei non riusciva a capire perché quel secchio avesse proprio quella strana magia.

“Catturare le cose piú preziose? E cosa c’é di piú prezioso del sangue? L’oro?” fece qualcun altro.

“Se il tuo secchio é davvero magico, sará capace di catturare la Cometa Rossa!” la sbeffeggiarono.

Guardarono tutti verso il cielo e videro la scia luminosa che cominciava ad affiorare dal manto nero, facendo impallidire le stelle attorno. Per qualche minuto tutti si dimenticarono di bere e parlare, i bambini si dimenticarono del secchio e rimasero tutti col naso all’insú, ammirando la coda rossa della cometa, come quella di una volpe celeste che corre per la volta del firmamento. Michela, riprendendosi dall’incanto della Cometa Rossa, pensó al simbolo impresso sul legno del secchio: una stella rossa circondata da una rete dorata. Adesso vi faró vedere io! pensó la bambina e corse nella direzione in cui la cometa stava curvando in cielo. Non fece caso alle grida dei genitori e di alcuni suoi amici, continuó a correre con il suo secchio che dondolava sbattendole sul fianco.

Il tragitto della cometa durava tutta la notte, quindi la bambina ebbe il tempo di rincorrerla fuori dalle mura. Passó per le strade, ora silenziose e piene di gente che restava immobile come statue a fissare la stella cadente. Le fiaccole ardevano, cosí che sembrava che le ombre di coloro che si erano fermati stessero ancora danzando. Michela era l’unica a correre. Arrivata sulla strada oltre la porta della cittá dove era passata quella mattina, rallentó per riprendere fiato e fissó la cometa, che era arrivata quasi alla fine del suo viaggio centenario. La bambina alzó il secchio e chiudendo prima un occhio e poi l’altro, come quando si prende la mira con la fionda, posizionó il secchio in modo che la luce della cometa in discesa nel cielo, vi finisse dentro.

In realtá non si aspettava che funzionasse sul serio, invece un lampo di luce, come di un fulmine catturato da una picca di metallo, balenó dentro il secchio. La bambina, con gli occhi e la bocca spalancati, poggió il secchio a terra e sbirció all’interno; dovette proteggersi gli occhi per quanta luce faceva la Cometa Rossa, splendente ed eterea dentro il piccolo secchio.

“Ti avevo detto di lasciarlo dove lo avevi trovato” disse la vecchia strega, apparsa all’improvviso al suo fianco.

La bambina sobbalzó, ma stavolta non scappó. La vecchia non semprava piú tanto spaventosa, anzi, aveva un aspetto piuttosto rassegnato.

“Chi siete voi? Perché avete questo secchio magico?” chiese.

“Io sono…non ha piú importanza il nome. Sono colei che imprigionó la Cometa Rossa trecento anni fa’ e che ne ha custudito il potere segreto fino ad oggi. Ora sei tu che dovrai occupartene” disse l’anziana, seria.

“Ma perché io? Come faró a tenere la Cometa nascosta?” la bambina era ora nel panico, non avrebbe mai immaginato che sarebbe ruiscita a catturare la stella.

La donna la prese per una spalla e la strinse amichevolmente “Perché tu hai scoperto il secchio e ne hai capito lo scopo, per intuito o per caso non importa. Ma solo chi cattura la stella con il secchio puó controllarne il potere, ecco perché devi essere tu. D’ora in poi userai la Cometa Rossa potrai usare la cometa solo per fare del bene, la sua luce é incorruttibile e distruggerebbe chiunque tentasse di ingannarla. Passati cento anni, dovrai liberare la cometa, per lasciarla viaggiare in cielo un’unica notte” spiegó la donna.

“E se io non volessi? Io ho solo dieci anni, come faccio ad usare questa magia?” disse Michela in lacrime.

La donna anziana le sorrise “Vedrai che imparerai presto. Ti aiuteró, per quello che mi resta da vivere: la Cometa dona una lunga vita, ma io sto per morire senza figli e se il secchio non fosse andato a te, la Cometa sarebbe scappata nel cielo per sempre, senza piú tornare”

“E perché non la lasci libera allora? Una cosa cosí bella e pura ha diritto di essere libera!” Michela prese il secchio d’impeto, divincolandosi dalla vecchia che cercava di afferrarla. Invano: con un ampio gesto, la bambina svuotó il secchio verso il cielo e con un lampo di luce rossa la stella scomparve per sempre.

“Cos’hai fatto!” urlava l’anziana donna, disperata.

“Ho fatto ció che tu non hai avuto il coraggio di fare in trecento anni: ho liberato la Cometa Rossa che era stata costretta a servire gli uomini e a viaggiare in cielo solo un giorno ogni cento anni” disse Michela. Detto questo, bambina e vecchia si allontanarono in direzioni opposte, nella notte in cui la loro vita era cambiata davvero: una era stata liberata dalla magia della Cometa e si preparava a vivere gli ultimi giorni della sua vita, l’altra si era sottratta al il ripetersi di un ciclo che non aveva ragione di continuare. Ora sia la vecchia strega, che la bambina che la Cometa erano libere di scrivere il proprio futuro.

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