Diari

XII: Una sola buona ragione

È un periodo un po’cosí.

Lo sappiamo, mica ce lo devi ricordare in continuazione!

Si ma io sto scrivendo il diario di una quarantena (2), non è che mi piaccia ma bene o male tante cose tornano in mente che riguardano quarantene o periodi non facili della vita. Come questo: un periodo storico come non avremmo mai pensato di vederne; il periodo della pandemia.

Shhh!!! Abbassa la voce che sennó ti sentono!

Chi?

I virologi. I politici. I no-vax. I complottisti.

Eeeeeh chissene! Anche loro stanno vivendo lo stesso periodaccio, no? Io di periodi bui come questo ne ho avuti veramente pochi, e meno male. Anzi, al confronto questo non è neanche cosí male. È vero che ci manca tanto la nostra libertá, che alcuni non riescono proprio a trattenersi dall’uscire fuori a scatenarsi e festeggiare non appena si fa la conta dei colori: io sono giallo. Evviva andiamo in piazza a festeggiare! Eh io invece solo arancione. Oh mi dispiace (pacca sulla spalla).

A pensarci davvero, i periodi difficili delle nostre vite sono ben diversi per certi aspetti: il mio me lo sono ricordato al lavoro qualche giorno fa.

Oh sei tornata a lavorare! Beata te!

Giá, ci si accontenta di poche ore oggigiorno. Comunque mentre lavoravo mi sono fermata ad ascoltare una canzone che passavano alla radio e che mi ha fatto tornare in mente la me stessa di qualche anno fa. La canzone era Million Reasons di Lady Gaga. Ricordo che quando è uscito il film A star is born mi ero appena trasferita a vivere da sola in cittá dopo un anno di convivenza coi miei al ritorno dall’estero, con l’anima tutta pesta e l’identitá con una grave amnesia.

Di me non dici nulla eh? La tua coscienza l’avevi lasciata indietro: sono dovuta tornare a piedi dal nord Europa, e nel frattempo nessuno ti metteva le pulci nelle orecchie.

Ma si, ero circondata da un sacco di persone che mi volevano bene e che mi facevano da coscienza esterna mentre tu non c’eri. Certo non era la stessa cosa che averti intorno. Insomma il film con Lady Gaga come protagonista aveva sicuramente messo una playlist nella mia testa momentaneamente vuota: l’ascoltavo tutti i giorni, ho imparato a memoria tutti i brani…

Che strazio!

Si, piú o meno come quando ero bambina e mi fissavo su un’audiocassetta o su un cartone animato e i miei genitori dovevano sorbirsi la stessa solfa per giorni interi. Questa canzone non era una di quelle che ascoltavo in continuazione, ma ieri ho capito perché a volte la cantavo a squarciagola da sola nel mio nuovo monolocale e piangevo fino a sentirmi meglio.

Perché tutti abbiamo un milione di ragioni al giorno per lasciar perdere, per andarcene, per piantare qualcuno. Eppure troviamo sempre una sola buona ragione per non farlo. Da un lato deve essere l’istinto di sopravvivenza umana, dall’altro trovo molto poetico il fatto che basti cosí poco per non arrendersi.

Non dire ce la faremo adesso!

Non ho bisogno di dirlo, lo sappiamo di giá perché ogni giorno abbiamo la nostra buona ragione per andare avanti.

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