Diari

V: Occhio a quei pattini

A Natale siamo tutti piú buoni, ricordatevelo mentre state per lamentarvi per l’ennesima volta di quanto sia diverso da tutti gli anni precedenti: no, non é per il coma dato da eccessivi alcolici e vivande, non é per la nostalgia che ci riporta con la memoria a quando eravamo piccoli e quelli sí che erano natali come si deve…quelle cose non sono cambiate. É che avremmo tanto voluto che la quarantena 2 finisse, ma siamo ancora qui.

Sinceramente io sono contenta! Altro che giro di parenti vari, brindisi, panettoni. Un Natale passato in tranquillitá, finalmente.

Altro che coscienza, sei il Grinch tu…Tornando al Natale, quest’anno mi porta ad un ricordo che ho legato ad un Natale, anzi pre-Natale, tra i piú clamorosi della mia vita ad oggi. Devo ringraziare una delle migliori amiche di sempre per questo, con cui ho passato gli anni piú belli, quelli dell’universitá a Rotterdam e delle avventure in Cina! L’Olanda é un paese meraviglioso, molto diverso dall’Italia ovviamente, ma come in Italia i dialetti, gli stili urbanistici e i paesaggi cambiano a seconda della zona; questo é ancora piú evidente e repentino se consideriamo il fatto che la superficie totale di questa nazione equivale a due o tre delle nostre regioni.

All’approssimarsi delle vacanze invernali del 2015, insieme ad un gruppo di amici decidiamo di andare a visitare la bella Maastricht, al confine con il Belgio. Maastricht é in perfetto stile architettonico francese: palazzi intonacati ampi a differenza delle facciate olandesi alte e strette di mattoni rossi o grigi. Per l’occasione, la cittá viene addobbata con festoni e abbellita da un grande villaggio di Natale nella piazza principale, con tanto di pista di pattinaggio sul ghiaccio. Venendo da una carriera buttata come pattinatrice, causa ginocchio infortunato alla tenera etá di 12 anni, non vedevo l’ora di poter sentire di nuovo i pattini ai piedi. La nostra guida, la mia amica che aveva vissuto a Maastricht prima di trasferirsi a Rotterdam, ci ha fatto passeggiare e ammirare la cittá come solo un locale sa fare, portandoci nei luoghi piú belli e nascosti.

Finalmente, al calar del sole, ci immergiamo nel villaggio di Natale, tra caroselli e luci colorate, bancarelle, profumo di oliebollen (frittelle paradisiache) e sinistri pupazzi di Babbo Natale che cantano e ballano al momento meno oppurtuno, facendo saltare di spavento gl’ignari passeggiatori. Insomma, é Natale é Natale si puó fare di piú….

No i caroselli no eh!

Va bene. Insomma arriviamo alla pista di pattinaggio e lí comincia il divertimento. Ritrovo quella sensazione meravigliosa di sfrecciare sul ghiaccio, finché non mi fermo un attimo ad aspettare le mie amiche in un punto della pista lontano dalle barriere. Non chiedetemi come ho fatto, non c’é bisogno di dirmi – ma come! Non sapevi pattinare? – É stata una frazione di secondo: mi sono ritrovata con la faccia a terra senza che neanche il mio cervello avesse il tempo di mandare il comando alle braccia per proteggermi dalla caduta.

Stomp! Sollevo piano la faccia dal ghiaccio, mentre una delle mie compagne si avvicina e io rantolo disperata: “Cos’ha la mia faccia?”. La poverina riesce solo a snocciolare una sfilza di monosillabi “Nononononono….” scuotendo la testa e aiutandomi ad alzarmi. Mi portano al bordo della pista e mi fanno sedere: un gruppo di facce preoccupate mi svolazza davanti agli occhi, chi porta fazzoletti, chi un asciugamano con del ghiaccio dentro (ancora ghiaccio). Una signora, mi osserva attentamente il naso, chiedendomi se avessi sempre avuto il setto deviato o se dovesse preoccuparsi. Nel frattempo la mia faccia é completamente intorpidita e i denti davanti non me li sento piú…

Mammamia che tragedia!

Mentre qualcuno si organizza per portarmi al pronto soccorso, un gruppo di volenterosi é riuscito, non so come, a trovare uno dei miei denti sulla pista! Lo sistemano in un bicchiere con del latte, dicendomi che forse il dentista potrá riattaccarlo. A me tutto suona molto confuso, in piú qualcuno ha messo la modalitá “scorrimento veloce” sul tempo perché non riesco bene a stargli dietro.

Cosí posso dire di aver aggiunto un posto al nostro tour di Maastricht: l’ospedale, dove siamo finite io e la mia amica, mentre gli altri tornavano con l’ultimo treno a Rotterdam. Il ricordo del dolore é attenuato dalla situazione surreale in cui ci siamo trovate: ricordo il freddo del ghiaccio nel panno che mi avevano dato, che si scioglieva gocciolando sulle mie mani e sul cappotto; la mia amica con quel ridicolo bicchiere col latte dentro e la faccia del dottore che mi chiede, con un sorriso di chi ha beccato la propria figlia a combinare un casino “What happened to you?!”.

Alla fine il naso non era rotto, nessun trauma alla testa, solo due denti scheggiati e tanta agitazione. Poteva andare peggio, cosí come poteva andare meglio…Ma quel sorriso fermato in uno scatto subito prima della caduta, rimarrá per sempre negli annali dei miei natali preferiti.

Buone feste e…occhio a quei pattini!

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